Dopo un lungo silenzio, dovuto ad un guasto al mio computer, eccomi qui di nuovo con i miei pensieri sulla musica.
Stavo riflettendo sull’educazione musicale. L’educazione alla musica occupa pochissimo posto nelle scuole pubbliche italiane. Questo è veramente triste perché tutto viene così delegato alle famiglie. Se non c’è la musica in casa, il fanciullo difficilmente s’avvicinerà in seguito.
Nel mio caso personale, la musica è entrata nella mia vita durante la scuola media. Ho potuto scegliere il mio strumento e imparare la musica. Sarò eternamente grata al sistema scolastico inglese per questo. All’età della prima media, tutti noi eravamo sottoposti ad un test dell’udito e del grado di percepire la differenza di altezza dei suoni. Dopodiché i più “dotati†potevano scegliere uno strumento ad arco. Io ho scelto la viola. In realtà la mia scelta era casuale, perché non conoscevo in prima persona questo strumento. L’avevo visto su un manifesto attaccato nell’aula della musica ed ero rimasta affascinata per il nome! (A volte basta così poco per stimolare un bambino). Poi in seguito ho apprezzato il tono caldo della viola e i suoi toni medi, ma soprattutto è stato folgorante la scoperta del suonare insieme con gli altri in orchestra.
Vorrei qui inserire un paragrafo di un libro interessante che ho letto di recente scritto dal pianista e direttore d’orchestra Daniel Barenboim - “La musica sveglia il tempo†pubblicato da Feltrinelli:
“Dalla musica si può apprendere un’incredibile quantità di cose utili per la vita, eppure il nostro attuale sistema di istruzione trascura del tutto questo campo, dall’asilo fino agli ultimi anni di scuola. Persino nelle scuole di musica e nei conservatori l’istruzione è altamente specializzata e spesso risulta scollegata dal contenuto effettivo della musica, e quindi dalla sua forza. La disponibilità di registrazioni e di riprese di concerti e opere è inversamente proporzionale alla scarsità di conoscenza e comprensione della musica prevalente nella nostra società . L’attuale sistema della pubblica istruzione è responsabile del fatto che la maggioranza della popolazione può ascoltare quasi qualsiasi pezzo musicale a piacimento, ma è incapace di concentrarvisi pienamente.
L’educazione all’ascolto forse è molto più importante di quello che possiamo immaginare, non solo per lo sviluppo di ogni individuo, ma anche per il funzionamento della società nel suo complesso, e quindi anche dei governi. Il talento musicale, la comprensione della musica e l’intelligenza uditiva sono aree spesso separate dal resto della vita umana, confinate nella funzione di intrattenimento o nel regno esoterico dell’arte d’élite. L’abilità di ascoltare diverse voci insieme cogliendo l’esposizione di ciascuna di esse separatamente, la capacità di ricordare un tema che fece la sua prima comparsa per poi subire un lungo processo di trasformazione, e che ora ricompare in una luce differente, e infine la competenza uditiva necessaria per riconoscere le variazioni geometriche del soggetto di una fuga sono tutte qualità che accrescono la comprensione. Forse l’effetto cumulativo di tali capacità e competenze potrebbe formare esseri umani più adatti ad ascoltare e a comprendere punti di vista diversi fra loro, esseri umani più abili nel valutare il proprio posto nella società e nella storia, esseri umani più pronti a cogliere non le differenze fra loro ma le somiglianze fra tutti.â€
In Orchestra ogni strumento ha una sua voce; una fila di viole, 10 o 12, suonano la stessa musica, gli atri strumenti suonano un’altra cosa, ma ci si deve ascoltare. Nella fila non si dovrebbe sentire uno strumento che sfora, ogni strumentista cerca di amalgamare il proprio suono agli altri. Tutte le voci insieme collaborano e contribuiscono al brano musicale, ognuno con la sua propria voce e ognuno è necessario al buon esito dell’esecuzione. Una bella metafora della vita, vero?
In realtà , siamo immersi nei suoni durante la vita quotidiana. La musica è presente in ogni luogo; negli ascensori, nei supermercati, nei bar addirittura esce dal cornetto del telefono quando ci mettano in “attesa†– ma viviamo in un deserto musicale. Nella pubblicità a volte si sentono delle composizioni dei grandi compositori. Qualcuno potrebbe obbiettare che questo è un bene, perché così vengono scoperti e conosciuti. Sempre con le parole di Barenboim:
“Questo genere di familiarità è tutt’altro che benefico per la condizione della musica classica oggi. Usare frammenti di grandi opere musicali per insinuarsi nella cultura popolare (o piuttosto nella mancanza di cultura popolare) non risolve la crisi della musica classica. L’accessibilità non la dà il populismo; l’accessibilità è data da interesse, curiosità e conoscenza maggiori. Nel caso della musica classica, l’educazione musicale deve iniziare a un’età molto precoce per potersi sviluppare organicamente, esattamente come accade per la comprensione del linguaggio verbale. E allora la musica diventa più una necessità che un lusso. La padronanza di uno strumento musicale, comunque, non è una condizione necessaria per poter comprendere o per potersi concentrare su un’opera musicale; l’unica condizione necessaria per ascoltare la musica è che non sia un’attività passiva.”