Musica e Pittura

15 Luglio 2008 • Roberto Russo

Ciao, Angela. Ciao a tutti i visitatori e gli animatori di questo interessante blog.

Nel ringraziarti, Angela, per aver inserito un link al mio sito web, vorrei divulgare la notizia di un progetto che sto portando avanti in collaborazione con mio padre Mario, pittore e musicista: si tratta di una sorta di mostra-concerto sui Préludes di Claude Debussy, suonati da me e “illustrati” da mio padre con acquerelli dedicati a ciascun preludio. Il primo concerto si terrà a Ginevra il 28 Luglio, poi sarà la volta di Piacenza il 9 Novembre, e di Roma in Gennaio. Successivamente, vi è una serie molto nutrita di appuntamenti in tutt’Europa. Vi terrò aggiornati, se volete, con approfondimenti e commenti. Nel frattempo, mi piacerebbe inserire il primo acquerello dedicato al primo preludio del primo libro: Danseuses de Delphos. Dimmi se si può!

A presto.

Roberto Russo

L’Educazione musicale

10 Luglio 2008 • Angela Field

Dopo un lungo silenzio, dovuto ad un guasto al mio computer, eccomi qui di nuovo con i miei pensieri sulla musica.

Stavo riflettendo sull’educazione musicale. L’educazione alla musica occupa pochissimo posto nelle scuole pubbliche italiane. Questo è veramente triste perché tutto viene così delegato alle famiglie. Se non c’è la musica in casa, il fanciullo difficilmente s’avvicinerà in seguito.

Nel mio caso personale, la musica è entrata nella mia vita durante la scuola media. Ho potuto scegliere il mio strumento e imparare la musica. Sarò eternamente grata al sistema scolastico inglese per questo. All’età della prima media, tutti noi eravamo sottoposti ad un test dell’udito e del grado di percepire la differenza di altezza dei suoni. Dopodiché i più “dotati” potevano scegliere uno strumento ad arco. Io ho scelto la viola. In realtà la mia scelta era casuale, perché non conoscevo in prima persona questo strumento. L’avevo visto su un manifesto attaccato nell’aula della musica ed ero rimasta affascinata per il nome! (A volte basta così poco per stimolare un bambino). Poi in seguito ho apprezzato il tono caldo della viola e i suoi toni medi, ma soprattutto è stato folgorante la scoperta del suonare insieme con gli altri in orchestra.

Vorrei qui inserire un paragrafo di un libro interessante che ho letto di recente scritto dal pianista e direttore d’orchestra Daniel Barenboim - “La musica sveglia il tempo” pubblicato da Feltrinelli:

“Dalla musica si può apprendere un’incredibile quantità di cose utili per la vita, eppure il nostro attuale sistema di istruzione trascura del tutto questo campo, dall’asilo fino agli ultimi anni di scuola. Persino nelle scuole di musica e nei conservatori l’istruzione è altamente specializzata e spesso risulta scollegata dal contenuto effettivo della musica, e quindi dalla sua forza. La disponibilità di registrazioni e di riprese di concerti e opere è inversamente proporzionale alla scarsità di conoscenza e comprensione della musica prevalente nella nostra società. L’attuale sistema della pubblica istruzione è responsabile del fatto che la maggioranza della popolazione può ascoltare quasi qualsiasi pezzo musicale a piacimento, ma è incapace di concentrarvisi pienamente.

L’educazione all’ascolto forse è molto più importante di quello che possiamo immaginare, non solo per lo sviluppo di ogni individuo, ma anche per il funzionamento della società nel suo complesso, e quindi anche dei governi. Il talento musicale, la comprensione della musica e l’intelligenza uditiva sono aree spesso separate dal resto della vita umana, confinate nella funzione di intrattenimento o nel regno esoterico dell’arte d’élite. L’abilità di ascoltare diverse voci insieme cogliendo l’esposizione di ciascuna di esse separatamente, la capacità di ricordare un tema che fece la sua prima comparsa per poi subire un lungo processo di trasformazione, e che ora ricompare in una luce differente, e infine la competenza uditiva necessaria per riconoscere le variazioni geometriche del soggetto di una fuga sono tutte qualità che accrescono la comprensione. Forse l’effetto cumulativo di tali capacità e competenze potrebbe formare esseri umani più adatti ad ascoltare e a comprendere punti di vista diversi fra loro, esseri umani più abili nel valutare il proprio posto nella società e nella storia, esseri umani più pronti a cogliere non le differenze fra loro ma le somiglianze fra tutti.”

In Orchestra ogni strumento ha una sua voce; una fila di viole, 10 o 12, suonano la stessa musica, gli atri strumenti suonano un’altra cosa, ma ci si deve ascoltare. Nella fila non si dovrebbe sentire uno strumento che sfora, ogni strumentista cerca di amalgamare il proprio suono agli altri. Tutte le voci insieme collaborano e contribuiscono al brano musicale, ognuno con la sua propria voce e ognuno è necessario al buon esito dell’esecuzione. Una bella metafora della vita, vero?

In realtà, siamo immersi nei suoni durante la vita quotidiana. La musica è presente in ogni luogo; negli ascensori, nei supermercati, nei bar addirittura esce dal cornetto del telefono quando ci mettano in “attesa” – ma viviamo in un deserto musicale. Nella pubblicità a volte si sentono delle composizioni dei grandi compositori. Qualcuno potrebbe obbiettare che questo è un bene, perché così vengono scoperti e conosciuti. Sempre con le parole di Barenboim:

“Questo genere di familiarità è tutt’altro che benefico per la condizione della musica classica oggi. Usare frammenti di grandi opere musicali per insinuarsi nella cultura popolare (o piuttosto nella mancanza di cultura popolare) non risolve la crisi della musica classica. L’accessibilità non la dà il populismo; l’accessibilità è data da interesse, curiosità e conoscenza maggiori. Nel caso della musica classica, l’educazione musicale deve iniziare a un’età molto precoce per potersi sviluppare organicamente, esattamente come accade per la comprensione del linguaggio verbale. E allora la musica diventa più una necessità che un lusso. La padronanza di uno strumento musicale, comunque, non è una condizione necessaria per poter comprendere o per potersi concentrare su un’opera musicale; l’unica condizione necessaria per ascoltare la musica è che non sia un’attività passiva.”

Masaru Emoto

24 Maggio 2008 • Angela Field

Recentemente mi è capitato fra le mani un libro scritto da un giapponese chiamato Masaru Emoto.  Questo signore ha fatto una ricerca dettagliata sull’acqua e soprattutto ha fotografato cristalli di campioni di acqua proveniente da tutto il mondo, dai rubinetti delle grandi città, dalle sorgenti di altra quota etc.
Spinto dalla sua curiosità, ha cominciato a fotografare cristalli di acqua distillata dopo essere esposti alla musica.  I risultati sono veramente affascinanti. L’acqua sembra reagire e modificarsi assecondo la vibrazione che riceve.  Visto che il nostro corpo è composto sopratutto di acqua, mi sembra una prova quasi scientifica che la musica ci influenza, abbia un’ effetto su di noi.  Questa teoria è anche alla base della musicoterapica, però ci induce a pensare che se la musica può influenzare il nostro corpo positivamente (e quindi la nostra mente visto che corpo e mente sono strettamente in sintonia), allora  è anche vero che la musica può influenzare in negativo.
C’è una discussione che dura da secoli sul l’effetto della musica.  Gli antichi Greci ( la loro musica è il fondamento della musica posteriore)  avevano una concezione della musica che era chiamato ETHOS.   Questa metteva in rapporto alcuni aspetti del linguaggio musicale (suoni e ritmi) e gli stati d’animo.  Un certo modo di disporre i suoni (si potrebbe chiamarlo “scala” musicale) era considerato o virile, o dolce, o lamentoso ecc.  Si doveva fare molta attenzione alla musica per la formazione del carattere dei giovani.  Platone (427 – 348) nella Repubblica scrive, “Come sarà dunque questa educazione?  Sembra difficile scoprirne una migliore di quella che era adottata dai nostri vecchi:  la ginnastica per il corpo,  la musica per l’anima.”
I vantaggi della musica, secondo Aristotele, erano prodotti dalla CATARSI, cioè, l’imitazione nella musica delle passioni e sentimenti , fare sentire queste emozioni per poi viverle per potersene liberare.

Questo primo immagine è un cristallo di acqua dopo essere esposto

all’aria sulla quarta corda di Bach.  Il secondo immagine è un cristallo esposto alla sinfonia numero 40 di Mozart.

Quest’ultimo immagine di un cristallo esposto alle registrazioni di un discorso di Adolf Hitler.   Credo che ogni commento è superfluo.  Chi volesse guardare altri cristalli può andare sul sito www.sabinaoggioni.it e ciccare nella sezione “acqua” su Masaru Emoto.

Angela Field

invito alla pubblicazione

14 Maggio 2008 • Angela Field

Vorrei invitare tutti ad esprimere i loro pensieri sulla musica e sull’arte in generale, pubblicando su questo spazio.  In particolare sono curiosa di sapere quale è il posto che occupa la musica nella propria vita quotidiana.

Grazie a tutti,

Angela

Segnalazione concerto

10 Maggio 2008 • Angela Field

Stabat mater

9 Maggio 2008 • Angela Field

Stabat mater

Quest’immagine mi ha sempre affascinata. Cosa vi ricorda? La pietà di Michelangelo?
E’ un bronzetto nuragico di dea con defunto da Urzulei, V11 secolo a.C. Incredibile, vero. Il bronzetto suscita le stesse emozioni che possiamo provare davanti alle numerose Pietà della storia dell’arte, la più famosa delle quali quella di Michelangelo.
Il dolore della madre per il figlio morto in musica trova la sua espressione nella forma musicale “Stabat Mater”. E’ il lamento della Vergine, il pianto di una madre, e quindi ispirato ad un sentimento profondamente umano. Il testo risale al 13° secolo ed è attribuito a Jacopone da Todi (1228 ca – 1306). ll testo ci invita a partecipare ad un dramma in cui è presente tutto l’umanità, e la sorgente del pianto è quella dell’amore. Era una sequenza, cioè un canto liturgico, una specie di inno. Nel cinquecento tutte le sequenze, ad eccezione di 5, furono abolite dal Concilio di Trento nel tentativo di ricondurre il canto cristiano alla sua primitiva purezza. Lo Stabat Mater fu salvata, e veniva cantata il 15 settembre, per la memoria dell’Addolorata. Attualmente è collocato all’interno della preghiera della Via Crucis.
Il testo ha ispirato compositori per secoli. Posso citare alcuni fra i più importanti: Palestrina (1525ca – 1594); Pergolesi (1710 – 1736); Vivaldi (1678 – 1741); Rossini (1792 – 1868); Boccherini (1743 – 1805); Verdi (1813 – 1910); Listz (1811 – 1886); Dvorak (1841 – 1904).

Lunedì prossimo ci sarà un concerto (vedete “segnalazioni”) nella Basilica di Santa Croce con lo Stabat Mater di Antonin Dvorak. Credo che sarà un concerto emozionante anche perché arrivano dei musicisti dell’Inghilterra, della Germania e dalla Svizzera per unirsi con la nostra orchestra italiana, e arriverà anche un grande coro dalla Germania. I quattro solisti sono di ottimo livello. Venite numerosi!

Musica, il nuovo blog di Montespertoli

7 Maggio 2008 • Angela Field

Benvenuti al nuovo blog di Montespertoli, e mi scuso con Andrea Sardelli per il ritardo imperdonabile con cui scrivo queste righe. In realtà questo è il mio secondo tentativo, il primo è sparito all’interno del computer, sparizione dovuta alla mia poco pratica con il mezzo. In un certo senso va bene così perché avevo iniziato con un tema completamente diverso che forse non andava tanto bene per l’inizio.
Io non so esattamente cosa ha in mente Andrea per questo blog, ma a me piacerebbe che fosse un luogo d’incontro dell’arte, in primo luogo la musica ma in realtà di tutte le arti in quanto sono collegate fra di loro. In italiano il verbo “sentire” significa: udire, provare (come sentimento), toccare, e odorare. Tutti i sensi sono collegati e una delle funzioni dell’arte è di stimolare i nostri sensi. La musica li stimola con la sua comunicazione non verbale, tramite onde sonore, che entrano direttamente nella nostra anima e le nostre cellule .
Possiamo iniziare con la musica e le sue origini. Si potrebbe affermare che la musica (e l’arte in genere) nasce e cresce con l’essere umano. Ogni epoca storica ha la sua musica che è espressione del suo tempo. Ma la musica appartiene soltanto all’uomo, è particolare all’uomo oppure anche le altre specie fanno musica? Per quanto possa cantare divinamente un usignolo, non è musica, frutto di un atto creativo, perché tutti gli usignoli cantano la medesima canzone. E quindi la musica è frutto di un atto creativo, non si tratta d’istinto. Certo, possiamo immaginare come erano le prime composizioni dell’uomo primitivo. La voce, e il canto, che esprimeva le emozioni – paura, amore, rabbia, oppure per imitare gli animali, per la caccia, o per cullare un neonato nel sonno. Tutti i popoli di questa terra hanno una specie di canto in comune – le ninnananne, ed è affascinante ascoltarle, soprattutto quelle registrate presso i popoli cosiddetti primitivi. Come siamo diversi, e come siamo simili!
Fa quasi tenerezza pensare ai primi strumenti. Oggetti che trovavano in natura: pietre, conchiglie, foglie, bastoni. Ho in mente un’immagine che ho visto in un libro sui primi strumenti musicali; è un disegno tracciato sulla roccia da un artista che cercava di raffigurare la musica. Si vede un suonatore di flauto con dei puntini tipo formiche che escono dallo strumento…Molti oggetti si potevano anche indossare come decorazione, e servivano per accompagnare il ritmo della danza. Musica e danza, insieme, da sempre. In quei tempi la musica era un atto comunitario – non c’era un pubblico che guardava lo spettacolo, e come per il fuoco, la musica era considerata un dono divino – era sacra, e il potere della musica era custodito dagli sciamani e dai sacerdoti.
Questo senso di sacralità, se siamo fortunati, possiamo avvertirlo in quei rari concerti dove pubblico ed esecutori sono in risonanza. La musica dal vivo ci offre questa opportunità.

Flautista preistorico

Angela Field

Benvenuto

17 Aprile 2008 • Angela Field