La Liuteria in Italia (seconda parte)
FABRICHANTE IN TUSCIA DE LEUTI, CITARE ET VIOLE DA BRACHIO
Introduzione
La liuteria non è una forma d’arte ma di artigianato. Questa affermazione pur dura da accettare da parte di un liutaio è la pura verità . Artisti possono essere considerati invece sia i musicisti che usano gli strumenti musicali, sia i compositori che creano pezzi da suonare (ma non sempre). Personalmente accetto di buon grado di essere relegato fra gli artigiani anziché fra gli artisti in quanto non penso affatto che la prima categoria sia inferiore alla seconda, anzi se la devo proprio dire tutta, un artigiano si deve impegnare molto di più, per il semplice motivo che deve ripetere nel tempo ogni sua creazione, mentre l’artista una volta azzeccata un’opera può vivere tranquillamente tutta la vita di rendita (grazie al copyright). Detto questo esiste un’altra caratteristica del mio mestiere che ha valore assoluto, ed è quella che un liutaio non può imparare a costruire strumenti musicali da solo ma deve essere accettato come allievo da un maestro. Con il semplice acquisto di un libro generico su come si costruisce uno strumento musicale chiunque abbia un minimo di manualità può costruirsene uno, ma basta che egli abbia un minimo di senso critico per capire subito dopo, che se volesse intraprendere la carriera di liutaio avrebbe bisogno dell’insegnamento di un maestro. Il problema non è costruire un violino, il problema è farlo bene!
Oggi esistono scuole pubbliche e private presso Cremona, Parma, Milano, Gubbio dove chiunque può iscriversi, pagare e dopo cinque anni uscire col suo bel diploma di liutaio. Presentata così la cosa potrebbe sembrare molto positiva anzi non si vedrebbero altre possibilità di raggiungere tale obbiettivo, ma non è tutto oro quello che riluce. Il primo problema scaturisce dal fatto che sebbene i maestri che insegnano in queste scuole siano professionalmente assai preparati e spesso di chiara fama, si può facilmente constatare che alla fine dei corsi non esistono “bocciati” ed ognuno se ne esce col suo diploma. Ovvio che la selezione è rimandata al mercato col solo difetto che il mercato può eliminare un buon liutaio con scarsa capacità imprenditoriale e dare chance ad un mediocre con il fiuto degli affari.
In passato non era così. Quando un ragazzo dimostrava attitudine ad una forma di arte come la pittura la musica o la lavorazione della materia la prima selezione avveniva nella famiglia. Assai spesso i genitori sia poveri che ricchi tendevano a obbligare il ragazzo a seguire la professione della famiglia. Solo quelli che avevano una forte propensione ad esercitare un’arte potevano attirare l’attenzione di chi di dovere. Il racconto di Giotto scoperto da Cimabue è senz’altro leggenda ma ritengo che qualcosa di vero ci sia. Molto probabilmente il ragazzo obbligato a guardare le greggi per conto terzi creò al padre o al datore di lavoro tanti di quei problemi che alla fine questi decisero di portarlo in una bottega. Qui solitamente avveniva un’altra selezione, il maestro decideva se accettare il ragazzo oppure no ma non subito, bensì dopo qualche tempo. Se il ragazzo dimostrava interesse e capacità , il maestro lo accettava e stipulava con la famiglia un contratto secondo le leggi vigenti, altrimenti o lo cacciava o lo indirizzava verso altri mestieri per esempio un pittore poteva mandare il ragazzo da un decoratore, un intagliatore da un falegname. Nel momento in cui il giovane entrava ufficialmente a servizio dal maestro cominciava il suo tirocinio che consisteva nell’eseguire all’inizio i lavori più umili ma fondamentali per padroneggiare l’arte. Da un pittore avrebbe imparato per prima cosa a macinare e preparare i colori, da un artigiano del legno avrebbe imparato per prima cosa ad affilare gli strumenti. Durante gli anni a bottega ognuno seguendo le proprie capacità saliva lungo la gerarchia, più bravo era più veloce avrebbe potuto arrivare al momento in cui il maestro gli avrebbe lasciato la possibilità di mettersi in proprio ma anche in questo caso rispettando i termini di un contratto (gli poteva essere accordato il permesso di esercitare, ma in città lontane da quella del maestro o pescando in un serbatoio di clienti non in concorrenza col maestro).
Questa rigida selezione che agli occhi dei moderni potrebbe sembrare “antidemocratica” in realtà portava le botteghe a formare solo artisti o artigiani e non artisti o artigiani mediocri. Dalla bottega usciva e si metteva a lavorare solo una persona qualificata, altrimenti si poteva rimanere nella bottega di origine tutta la vita come semplice salariato o scegliere altre strade. Oggi questo non avviene ed in nome di una uguaglianza nominale si permette a chiunque di inventarsi un mestiere e di esercitarlo anche senza averne le nozioni di base e soprattutto le capacità . Di riflesso salta subito all’occhio che l’acquirente del passato sapeva che recandosi in una bottega si sarebbe trovato di fronte un professionista qualificato. Quanti possono dire lo stesso oggi? Il diploma di qualsiasi mestiere mette al riparo da esecuzioni mediocri?
La mia storia comincia in una bottega. In essa ho imparato il mio mestiere e posso dire senza timore di essere smentito che il legame che si crea fra allievo e maestro è un qualcosa di speciale che niente (nemmeno litigi furibondi) può spezzare. Dopo anni di lavoro ogni qualvolta mi ritrovo ad intraprendere un’azione mi torna alla mente quello che mi ha insegnato il mio maestro, è un imprinting indelebile che mi seguirà tutta la vita, anche se la mia personalità mi spingerà a seguire diverse scelte stilistiche.
Caratteristica principale di questo mestiere è la certezza che una vita non basta a sviscerarne ogni segreto, chi afferma di non aver più niente da imparare è un meschino e molto probabilmente un mediocre liutaio.
Lavorando una materia viva come il legno ci si rende conto che esiste una sola regola e cioè che non esistono regole. Un albero della stessa specie di un altro dà legno di qualità diversa. Uno stesso tronco non dà legno tutto uguale, le varianti sono dovute al terreno, all’esposizione, al clima, non ultime la stagionatura e la lavorazione. In pratica il lavoro del liutaio, ferme restando le regole fisiche di propagazione del suono è più legato alla sua sensibilità che a delle vere e proprie procedure (in seguito affronteremo anche la questione del segreto di Stradivari). Un liutaio fra l’altro deve anche avere nozioni di botanica, chimica, fisica, architettura, arte oltre ovviamente ad una grande curiosità e voglia di sperimentare.
Negli articoli successivi racconterò come nasce un mio strumento dalla ideazione fino alla prova sonora, e questo procedimento è caratteristica peculiare di tutti i Liutai toscani d’oggi.
28 Giugno 2010 alle 13:43
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