Benvenuti al nuovo blog di Montespertoli, e mi scuso con Andrea Sardelli per il ritardo imperdonabile con cui scrivo queste righe. In realtà questo è il mio secondo tentativo, il primo è sparito all’interno del computer, sparizione dovuta alla mia poco pratica con il mezzo. In un certo senso va bene così perché avevo iniziato con un tema completamente diverso che forse non andava tanto bene per l’inizio.
Io non so esattamente cosa ha in mente Andrea per questo blog, ma a me piacerebbe che fosse un luogo d’incontro dell’arte, in primo luogo la musica ma in realtà di tutte le arti in quanto sono collegate fra di loro. In italiano il verbo “sentire†significa: udire, provare (come sentimento), toccare, e odorare. Tutti i sensi sono collegati e una delle funzioni dell’arte è di stimolare i nostri sensi. La musica li stimola con la sua comunicazione non verbale, tramite onde sonore, che entrano direttamente nella nostra anima e le nostre cellule .
Possiamo iniziare con la musica e le sue origini. Si potrebbe affermare che la musica (e l’arte in genere) nasce e cresce con l’essere umano. Ogni epoca storica ha la sua musica che è espressione del suo tempo. Ma la musica appartiene soltanto all’uomo, è particolare all’uomo oppure anche le altre specie fanno musica? Per quanto possa cantare divinamente un usignolo, non è musica, frutto di un atto creativo, perché tutti gli usignoli cantano la medesima canzone. E quindi la musica è frutto di un atto creativo, non si tratta d’istinto. Certo, possiamo immaginare come erano le prime composizioni dell’uomo primitivo. La voce, e il canto, che esprimeva le emozioni – paura, amore, rabbia, oppure per imitare gli animali, per la caccia, o per cullare un neonato nel sonno. Tutti i popoli di questa terra hanno una specie di canto in comune – le ninnananne, ed è affascinante ascoltarle, soprattutto quelle registrate presso i popoli cosiddetti primitivi. Come siamo diversi, e come siamo simili!
Fa quasi tenerezza pensare ai primi strumenti. Oggetti che trovavano in natura: pietre, conchiglie, foglie, bastoni. Ho in mente un’immagine che ho visto in un libro sui primi strumenti musicali; è un disegno tracciato sulla roccia da un artista che cercava di raffigurare la musica. Si vede un suonatore di flauto con dei puntini tipo formiche che escono dallo strumento…Molti oggetti si potevano anche indossare come decorazione, e servivano per accompagnare il ritmo della danza. Musica e danza, insieme, da sempre. In quei tempi la musica era un atto comunitario – non c’era un pubblico che guardava lo spettacolo, e come per il fuoco, la musica era considerata un dono divino – era sacra, e il potere della musica era custodito dagli sciamani e dai sacerdoti.
Questo senso di sacralità , se siamo fortunati, possiamo avvertirlo in quei rari concerti dove pubblico ed esecutori sono in risonanza. La musica dal vivo ci offre questa opportunità .

Angela Field