La liuteria in Italia (terza parte)
Giovedì, 12 Novembre 2009Capitolo secondo
Solitamente il liutaio, quando chiude la cassa suole dire di essere a metà circa del lavoro. Penso che sia così sul serio anche se diverse scuole tendono a perdere più tempo di altre per le operazioni successive.
Dopo aver inserito con un intarsio interamente manuale il filetto lungo i bordi sia del fondo che del piano musicale si procede a rifinire il bordo. L’innesto del filetto che è formato da tre strati di legno, due esterni neri o marrone scuro, uno interno in legno chiaro come il pioppo o il fico serve essenzialmente a proteggere i bordi dagli urti e dalle vibrazioni, che nel caso della tavola sono veramente devastanti, Un piano musicale senza filetto tenderebbe a sfasciarsi dopo pochi mesi dalla costruzione. Nel caso del fondo questo è assai meno importante tanto che alcuni autori del passato solevano solo segnarlo con un graffietto (Testore).
La scultura del manico e del riccio prende in media due giorni di lavoro.
In essa il liutaio esprime tutto il suo carattere che può essere forte e deciso, ma anche delicato ed armonioso.
Personalmente ritengo che in realtà tale carattere deve evidenziarsi in ogni parte dello strumento, ma devo anche aggiungere che su altri particolari come il taglio delle effe solo un occhio più esercitato tende a notare le differenze stilistiche fra i vari autori, caratteristica che risulta assai più immediata con l’osservazione della testa.
Il legno del manico dovrebbe essere dello stesso albero col quale è stata fatta la cassa. Qualora questo non avvenga la marezzatura del primo deve essere sempre meno evidente della seconda.
Con l’incollaggio tramite uno scasso a coda di rondine nello zocchetto superiore del manico alla cassa, finisce la parte più pesante del lavoro ma non la più impegnativa. Si comincia a ritoccare, lisciare, pareggiare a rasiera tutta la superficie del violino, lavorando a luce radente in maniera da evidenziare il più possibile ogni asperità , ogni piccola gobba.
In questa fase vengono anche incollati il capotasto, la tastiera e la staffa di battuta. In antichità tali parti venivano ottenute da legni duri autoctoni,come il sorbo, il bosso, il pero o l’acero campestre e solo per strumenti destinati a reggenti o nobili si soleva importare legni duri provenienti dalle indie come il palissandro o l’ebano. Una lettera di una nobile italiana (mi sembra Isabella d’Este ) ad un liutaio testimonia che tali legni erano assai costosi e difficili da reperire tanto che la gentildonna irritata dall’allungarsi dei tempi di consegna ingiunse all’artigiano di usare legni duri italiani, che secondo lei erano anche migliori di quelli stranieri.
Quanto può durare la lisciatura? Molto, direi, almeno se si vuole ottenere un buon risultato. Tale operazione prelude a quella assai più complessa e avventurosa della verniciatura e per facilitare la seconda bisogna che la prima sia eseguita nel migliore dei modi.
La verniciatura
Ritengo che su due argomenti siano stati scritti fiumi di parole inutili e si siano sviluppati litigi insanabili oltre che interminabili sterili discussioni, il primo riguarda l’esito delle partite di calcio ogni domenica pomeriggio, il secondo è proprio la questione della vernice dei violini.
Non passa anno che qualcuno non annunci al mondo la scoperta del segreto della vernice di Stradivari con conseguente intervista nel giornale della sera, nonché stampa del libro in copertina rigida con la descrizione di questa immane scoperta ai fini del sapere umano.
Sebbene nessun liutaio professionista lo affermi in maniera pubblica pena la fustigazione sulla pubblica piazza, in realtà sotto sotto molti pensano di aver scoperto tale segreto.
E’ difficile anche scrivere o quanto meno fornire prove a sostegno di ogni tesi tanto qualificate sono le opinioni e complesse e moderne le analisi effettuate. Sono stati interpellati fisici nucleari, utilizzati spettrometri di massa, fasci e radiazioni di elettroni, neutroni, bosoni: internet è piena di diagrammi, equazioni, analisi ma io posso asserire qui di fronte a tutti che nessuno è stato in grado di tirare fuori il classico ragno dal buco.
Intanto non siamo in grado nemmeno di asserire se tali vernici utilizzate in un periodo lunghissimo che va dal 500 fino alla fine del 700 siano all’olio o ad alcol. Volendo essere proprio pignoli si potrebbe dire che tali vernici classiche hanno un aspetto estetico ed una trasparenza e rifrazione che farebbero pensare che il solvente utilizzato fosse l’olio di lino cotto. Peccato però che le vernici conosciute ed usate a base d’olio di lino non siano solubili in alcol, mentre l’unico elemento sicuro che in questi due secoli di ricerche ha accomunato tutte le diverse fazioni è che le vernici classiche siano sempre perfettamente solubili in alcol. Da questo rompicapo non se ne esce per tutta una serie di motivi che vado ad elencare. Primo motivo, i grandi liutai hanno nel corso della loro vita sperimentato ed usato vernici diverse.
Secondo motivo, dopo trecento anni è possibile che una vernice ad olio e qualsiasi resina naturale, abbia modificato per ossidazione la propria caratteristica chimica tanto da essere solubile in alcol al contrario del momento della stesura sul violino.
Terzo motivo, gli strumenti antichi sono quasi tutti intoccabili, custoditi in casseforti o in musei e solo per fare una analisi semplice o una banale riparazione la burocrazia è impossibile. Bisogna inoltre ricordare che in trecento anni questi strumenti sono stati modificati, riparati, riverniciati tanto che lo stato originale ove non consumato dall’uso il più delle volte è ricoperto da strati successivi che impediscono analisi sicure.
La mia teoria è semplicissima usare resine naturali e solventi naturali, e non perdersi dietro a teorie assurde o ricette scoperte nei fondi dei cassetti.
Penso che un liutaio senza un buon gusto personale sarebbe in grado di fare uno strumento brutto anche se avesse a disposizione un vasetto di vernice proveniente dalla riserva personale di Antonio Stradivari.
Premesso questo torniamo al nostro violino.
Il legno deve essere reso impermeabile alla vernice che vi andrà stesa, questo nella scuola italiana con qualche eccezione. Una buona preparazione sempre rigorosamente segreta, permette di chiudere i pori del legno, scurirlo o colorarlo e di valorizzare la bellezza delle sue marezzature.
Con una vernice ad olio si danno in genere tre mani di vernice.
Con una vernice ad alcol, le mani possono diventare trenta o quaranta.
Mentre però con la base alcolica si può dare una mano ogni dieci minuti circa, con una base oleosa bisogna che la mano precedente sia asciutta per accettare la successiva senza danno e questo comporta di aspettare anche due settimane fra una mano e l’altra. I più oggi usano lampade speciali per asciugare in una notte una vernice ad olio, con buona pace di tutti i tentativi di scoprire il segreto di Stradivari.
L’importanza di una vernice si esplica in due caratteristiche fondamentali:
dato come postulato che ogni vernice sia in fondo un metodo per proteggere l’oggetto su cui viene stesa dagli agenti esterni e dall’uso, in liuteria la vernice influisce sul suono e sulla bellezza dello strumento.
Influisce sul suono perché chiunque abbia mai ascoltato lo stesso violino suonato prima in bianco e poi verniciato si renderebbe conto della differenza immediatamente, tanto da lasciare intuire che una vernice troppo dura tenderebbe a rendere il suono gracchiante e sgradevole, mentre una troppo morbida lo farebbe suonare come se fosse cosparso di crema.
Il maggior impatto però è quello visivo per il semplice fatto che un buon violino con una brutta vernice non fa una bella figura mentre invece si è portati a passare sopra certi difettucci estetici qualora lo strumento dia a prima vista l’impressione di una vera e propria opera d’arte.
Non appena la vernice è asciutta si procede alla sua levigatura e lucidatura che si esegue con materiali e tecniche diverse a seconda degli ingredienti usati.
Montaggio e messa a punto
Come in ogni racconto complicato che si rispetti ovviamente la cosa non è finita qui, ora il violino deve essere messo in grado di suonare.
Per prima cosa si alesano tutti i fori presenti e vi si adattano bischeri e bottone. Ogni foro ha il suo ospite e non si può mettere un bischero al posto di un altro. Poi si mette l’anima che è il legnetto cilindrico di abete che si incastra fra piano e fondo mezzo centimetro in basso dal piedino destro del ponticello. In un primo momento la si mette in una posizione canonica dalla quale in seguito durante la registrazione ci si può più o meno allontanare. Si intaglia il ponticello dopo aver adattato i piedini al piano musicale, si scavano i canali di scorrimento delle corde sul capotasto e si comincia a montarle una per una.
Dopo aver accordato lo strumento si comincia a suonarlo e via via che si procede nel sollecitarlo con l’archetto si cominciano a scoprire le sue caratteristiche di timbro, potenza e carattere. Questa fase serve a sistemare l’anima a trovare la giusta altezza delle corde sulla tastiera, ma per interventi di messa a punto definitiva devono passare almeno tre quattro mesi di esercizio sonoro per poter permettere allo strumento di aprirsi e vibrare in maniera armonica. Questa fase di messa a punto è assai lunga ed importante e non è dimostrazione di imperizia da parte del liutaio in quanto uno strumento comincia a dare il meglio dopo un anno dalla nascita e quindi prove e riprove possono richiedere anche quel tempo se necessario. Sarebbe meglio che uno strumento nuovo venisse sollecitato da un professionista in grado di tirare fuori tutte le caratteristiche richieste ad un violino, poiché un principiante non è in grado di fare questo, anche se la crescita dello strumento di pari passo con le capacità del musicista è una delle esperienze più belle da essere vissute in questo campo.
Bisogna anche dire che la messa a punto non è la stessa per tutti, in quanto un musicista può richiedere allo strumento caratteristiche che un altro trova improponibili e questo ci porta a dire che in realtà si crea una simbiosi fra uomo e strumento, fenomeno che porta ogni strumento a risultare diverso se suonato da persone diverse.
Conclusioni
Queste poche righe danno solo una pallida idea della complessità della materia, in questo mestiere il difficile non è costruire un violino in quanto chiunque con una certa manualità ed una pubblicazione adatta può farlo, il difficile è farlo bene, e per questo ci vuole una vita d’esperienza ed a volte non basta. Uno strumento finito richiede 150 ore di lavoro e se alla prova sonora non dà risultati soddisfacenti rende tutta la fatica inutile e deve essere buttato. Il mio mestiere è un mestiere di grandi soddisfazioni e grandi delusioni, ma la delusione più grande è vedere che nel modo di sentire comune a livello di scuole di musica sta passando l’idea che in fondo con un violino di fabbrica si possono ottenere ottimi risultati. Ebbene io vi dico, cominciate pure con un violino da poco, ma qualora la cosa vi prenda la mano e la materia vi appassioni ricordate che solo con uno strumento di liuteria si può provare gioia nel suonare. I liutai da qualche anno sono subissati da contatti di fabbriche cinesi che propongono la costruzione di strumenti con modelli personalizzati ed etichetta regolare al prezzo di 80 dollari, per cui se continua così anche il lavoro di liutai seri e coscienziosi andrà a finire e non si troveranno più strumenti artigianali veri neanche nella bottega, oltre al fatto che le antiche conoscenze scompariranno e la magia della liuteria rimarrà solo un ricordo nella mente di qualche vecchio musicista nostalgico.
p.s. Si possono comprare degli strumenti di liuteria anche a prezzi più accessibili, utilizzando legni autoctoni a km zero, che consentono ai liutai di risparmiare sull’acquisto della materia prima, oltre che a salvaguardare le foreste dalla furia dei disboscatori. Meno inquinamento, meno deforestazione, meno soldi. Rivolgetevi a liutai produttori italiani.







